Mi sono troppo spesso domandata per quale arcana sorte la mia Benevento così ricca di storia, tanto da essere annoverata tra le prime città stanziali della penisola italica e gremita da pregevoli manufatti, non viene neanche lontanamente sfiorata dai circuiti turistici, neanche da quelli dei cosiddetti percorsi della pellegrinatio cattolica, eppure i nostri Santi e Beati sono annoverati tra gli avvocati celesti più accreditati nel mondo cattolico.
La risposta non è facile, si potrebbe rispondere di getto, come spesso capita, "abbiamo poca ricettività" ma sappiamo che non è vero.
La tesi più accreditata dal popolo attribuisce il "recente" perdurare della mancanza di attrattiva turistica, nell'indolenza cittadina verso questa questione e se pure un poco di verità c'è in questa tesi, essa non è tuttavia la causa.
La causa principale è da ricercare nella mancanza di un piano turistico per la città di Benevento, unitamente alla mancanza assoluta di una visione politico economico industriale della Polis.
Analizzando il percorso storico, i manufatti di pregevole fattura, lo stato di conservazione degli stessi e mettendoli in comparazione con quello che è possibile visitare nelle "città d'arte", la città di Benevento ne uscirebbe a testa alta sia per la molteplicità dei percorsi storici sia su quelli artistici.
Se invece analizziamo i servizi che potrebbero essere messi a disposizione di un turismo importante la città rivela tutto d'un tratto la sua inadeguatezza:
Bagni pubblici solo presso i Bar
Zone di convoglio pullman turistici in zona stadio (periferia)
Numero di navette turistiche ZERO
Associazione ciceroni o enti preposti alle visite cittadine ZERO
Coordinamento turistico catering da asporto ZERO
Centri di intrattenimento e animazione turistica ZERO
Forse non sono bene aggiornata, ma la medaglia UNESCO, da sola non credo abbia incentivato alcun ente o associazione a smuovere le acque per attivare gli amministratori a rimuovere le cause che ci tagliano fuori dai percorsi turistici.
Un incremento del turismo progettato con oculatezza porterebbe alla città, lavoro per i giovani e per i meno giovani e allora perché ci siamo limitati a fare annunci megalomani come la necessità delle fontane scopiazzate e delle conseguenti strettoie e su un incremento turistico al solo proferire la parola UNESCO che dalle nostre parti continua ad essere solo una sigla messa sopra i manifesti?
Perché la cosiddetta " elite" continua a criticare e snobbare ogni iniziativa volta a promuovere la città? Perché si consente ai nostri rappresentanti (in ogni istituzione) di restare muti rispetto allo scippo dei collegamenti ferroviari e di quelli su gomma? Perchè l'ANAS lascia abbandonate a se stesse le nostre strade di collegamento con le altre provincie? Perché nemmeno la nostra università non riesce a produrre con spirito critico e propositivo percorsi che riescano a promuovere l'eccellenza della propria istituzione insieme a quella della città e del territorio provinciale?
E' davvero peccaminoso starsene inoperosi aspettando che piovano idee mentre la nostra principale fonte di reddito ( rappresentata dalle vestigia della nostra plurimillenaria storia, tra l'altro spesso discretamente tenute malgrado le soprintendenze), resta solo un fardello per il mantenimento dei luoghi per le amministrazioni.
Spero che si avvii seriamente un discorso di progettazione e organizzazione di un percorso che tiri fuori dalle pietre, occupazione e reddito per la nostra città e per la provincia intera.
Senza presunzione e ipocrisia, cercherò di scrivere gli accadimenti che scandiscono la vita dei singoli e quella dei popoli, cercando di commentarli insieme a chi avrà la cortesia e la voglia di farlo. Un ringraziamento quindi a quanti avranno la cortesia di partecipare con i loro commenti. Angela De Blasio
Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post
giovedì 27 aprile 2017
lunedì 28 settembre 2015
in ricordo di Pietro Ingrao.
Era un faro secolare
Diritto d'un pezzo, li tra i marosi
mentre il mondo cambiava verso
continuava, guardiano,
ad indicare lo scoglio
e a rischiarare il porto
all'impavido che s'avventura
ancora.
ancora.
Si sbriciolano gli altari,
si ripongono arnesi
e bandiere disadorne piangono
il rosso sole tramontato
Ammainato,
appena dietro l'ultimo respiro,
dell' Uomo mai inciampato.
.
.
domenica 2 agosto 2015
ti racconto il mio sud
Raccontatemi il vostro Sud scrive Saviano sul suo facebook
in risposta a Roberto Saviano
Qui sud, Campania, Benevento : Lo stato di fatto è che non si vedono schiarite all'orizzonte. Il mercato del lavoro langue perché langue l'edilizia residenziale. Negli enti statali il personale è formato da truppe di Scipionyx samniticus, che lavora per lo più senza ricevere informazioni sugli obbiettivi da perseguire da una classe dirigente arrabattata, svogliata e troppo spesso incompetente. Siamo nell'assurda condizione dove gli anziani sono al lavoro, sfiancati e i giovani perennemente disoccupati, irrequieti, annoiati. Tante le paure da parte delle famiglie: la paura principale è che quei figli cresciuti con tanti sacrifici, possano prendere cattive strade e cedere alle ammiccanti proposte di facili guadagni da spacciatori senza scrupoli e da malfattori di ogni risma.
E' proprio questa paura che induce le famiglie a sovvenzionarli oltre il lecito mettendo mano ai fondi messi da parte per il loro matrimonio che non arriva mai, ma anche per assicurarsi una vecchiaia decente. Ci stiamo impoverendo ogni giorno la la cosa peggiore è che stiamo mandando i figli allo sbaraglio in paesi economicamente più credibili, affrontando anche le prime spese consapevoli che il lavoro se la politica lo volesse ci sarebbe per tutti.
in risposta a Roberto Saviano
Qui sud, Campania, Benevento : Lo stato di fatto è che non si vedono schiarite all'orizzonte. Il mercato del lavoro langue perché langue l'edilizia residenziale. Negli enti statali il personale è formato da truppe di Scipionyx samniticus, che lavora per lo più senza ricevere informazioni sugli obbiettivi da perseguire da una classe dirigente arrabattata, svogliata e troppo spesso incompetente. Siamo nell'assurda condizione dove gli anziani sono al lavoro, sfiancati e i giovani perennemente disoccupati, irrequieti, annoiati. Tante le paure da parte delle famiglie: la paura principale è che quei figli cresciuti con tanti sacrifici, possano prendere cattive strade e cedere alle ammiccanti proposte di facili guadagni da spacciatori senza scrupoli e da malfattori di ogni risma.
E' proprio questa paura che induce le famiglie a sovvenzionarli oltre il lecito mettendo mano ai fondi messi da parte per il loro matrimonio che non arriva mai, ma anche per assicurarsi una vecchiaia decente. Ci stiamo impoverendo ogni giorno la la cosa peggiore è che stiamo mandando i figli allo sbaraglio in paesi economicamente più credibili, affrontando anche le prime spese consapevoli che il lavoro se la politica lo volesse ci sarebbe per tutti.
Etichette:
Benevento,
campania felix,
disoccupazione,
figli,
Italia,
lavoro,
politica,
sud,
varie,
vita
strage di Bologna: memoria di irragionevole follia
Bologna, 2 agosto 1980
Sbigottiti e tremanti cercavamo notizie rassicuranti, le Prefetture erano intasate, da tutt' Italia si cercavano notizie, d'altra parte Bologna è il crocevia per i militari in licenza a quel tempo, era nell'epoca dei telefoni a gettone, era pressoché impossibile rimanere in contatto con i familiari in viaggio.
Rassicurazioni, chetare l'ansia che sopravanzava su ogni altra preoccupazione del vivere quotidiano, si cambiavano quei cinque sei canali che a tratti davano notizie frammentarie, come in un raptus ossessivo incollati alle immagini riproposte dalla TV, continuavamo a disperarci per chi non conoscevamo ma erano "noi".
Nulla poteva farlo,nessuna rassicurazione leniva il dolore dell'anima perché malgrado ogni sforzo di cristiana pietà, le immagini ci mostravano distruzione, macerie, corpi esanimi accantonati e uomini e donne che cercavano di soccorrere e ricomporre i pezzi di corpi sparsi ovunque.
Di rassicurante c'era solo sapere che alcuni erano ancora vivi malgrado le ferite
Oggi 2 agosto, facciamo memoria di vite spezzate anzitempo ma malgrado le sentenze ignoriamo le ragioni della follia crudele che ci impietrì.
.
sabato 1 agosto 2015
La Politica (dicotomie e disdicevoli inganni )
La politica è na polpetta cucinata chiena e pane pe'lli puveriell
E' nà custatell'e puorc pe 'lli faticature onest'
E' nà tagliata arrust' pe' tuttì lli 'mbrugliuni sfaticati e cercapizz'
E' nu pranz e natale pè chi "è partito" senza esse tessrat
e pe' chi nun s'ammesc'rint'a macina re parole, ma dice si c'a cape
e prumett' e piglia e posa e posa e piglia a mane chiene
E'nu pranze e matrimonio e lusso pe' chi sape piglia pe' fess'
a tutti quell' sciemm' c'hannu magnato primm.
mercoledì 20 maggio 2015
il libro delle promesse mantenute
C'era una volta e nascosto da qualche parte ancora c'è, un libro dove il Padreterno fa tenere conto delle promesse che i reggenti di tutto il mondo e i loro cortigiani mantengono.
San Ladrone un giorno chiese all'angelo custode di quel libro di poter dare un' occhiatina, l'angelo chiese il permesso al Padreterno che concesse a San Ladrone di poter guardare.
Il libro era tutto impolverato ma con un battito d'ali l'angelo lo ripulì da quella coltre e lo porse al santo che appena lo ebbe aperto, lo richiuse e con una smorfia di disappunto disse:
-Erano più onesti i miei compagni di cella.
Nel libro l'angelo durante tutti i millenni, non aveva ancora trovato il primo nome e la prima promessa mantenuta da scrivere in quel libro.
San Ladrone un giorno chiese all'angelo custode di quel libro di poter dare un' occhiatina, l'angelo chiese il permesso al Padreterno che concesse a San Ladrone di poter guardare.
Il libro era tutto impolverato ma con un battito d'ali l'angelo lo ripulì da quella coltre e lo porse al santo che appena lo ebbe aperto, lo richiuse e con una smorfia di disappunto disse:
-Erano più onesti i miei compagni di cella.
Nel libro l'angelo durante tutti i millenni, non aveva ancora trovato il primo nome e la prima promessa mantenuta da scrivere in quel libro.
Etichette:
cose così,
cose di nonne,
malaffare,
politica,
popoli in lotta,
raccolta aforismi paginedivetro,
scritti brevi,
scritto per IRIS,
sociale,
Storia,
varie; giochi,
vita
domenica 26 aprile 2015
XXV Aprile
All'alba nel cuore ancora la paura
delle notti passate a contare i colpi
delle nocche ossute che la morte
al ritmo di mitraglia batte sopra il destino
Eppure l'orizzonte oggi è cambiato
se dal monte una fiumara scende a valle
e le piazze vuote si colmano di gente
in mal arnese eppur gioiose in viso
e le diroccate case riaprono i battenti
Di fiori rossi e bianchi s'orna la finestra
per omaggiare i morti partigiani
e chi innocente perì in una guerra
che di umano mai non ebbe niente.
Etichette:
eravamo così,
guerra,
Italia,
morte,
pace,
paginedivetro,
partigiani,
poesia,
Storia,
varie,
vita
lunedì 20 aprile 2015
mare di fiori
In questo mare di continui stenti
dove nessuno è indenne dal pianto
Sirene bugiarde intonano il canto
di calma, gonfie reti e lievi venti.
Si affida ignaro alle onde colui che fugge via
Certa morte alle spalle lascia
"l'Europa è la vita" così, segue la scia.
Nero di notte, in quel mare che rugge
Tende le braccia al sogno perduto,
lì dove la luna rischiara sorniona
alcuni fiori anzitempo recisi
.
.
sabato 4 aprile 2015
venerdì 3 aprile 2015
domenica 21 dicembre 2014
meditazione
Nell'immobilismo più totale
sinfonie di pensieri
danzano leggeri
per ristorarmi
in questa solitudine
che m'affolla l'anima
martedì 25 novembre 2014
matura etade
Il vento del tempo costruisce le rughe ma non cancella nell'anima le orme che le esperienze di vita conducono ad essere quello che sei.
Voglio perciò, ripercorrerlo tutto, a conferma che nulla di quello di cui si fa esperienza nel cammino della vita, passa inosservato alla vita stessa.
I
La vigilia
Arriva sottovoce ma non sotto tono il mio 56mo genetliaco.
Alla sua vigilia, come capita a molti altri esseri pensanti, ho il tempo di assaporare tutta la bellezza dei giorni trascorsi in questo mondo che fin dall'origine si preparava ad attendermi.
Non sono mai stata sola, fin dal grembo materno ero in compagnia della mia gemella, così diversa da me, così timida, delicata, timorosa di tutto, ma caparbia, proprio come me.
Credo di averla amata da sempre, nonostante i sicuri difetti (chi non ne ha). Mi sono sempre sentita in dovere di proteggerla in qualche modo rendermene custode, forse perché la sento fortemente parte di me.
Il ticchettio del pendolo intona l'eco delle risate gioiose tra sorelle e delle scaramucce infantili. Rivivo forte il profumo della mamma, il suo sorriso, le sue parole d’incitamento, e il suo sguardo di disappunto, accidenti, con un'occhiata ti sapeva leggere dentro e ti faceva sentire così minuscola, soprattutto quando avevi colpa per quello di cui ti rimproverava.
Mi rivedo nelle stanze luminose della nostra casa a Telese, la grande quercia fuori di casa, i giochi all' aria aperta con i vicini di casa. Le lunghe giornate estive passate alle terme a sguazzare nelle vasche dei “goccioloni” termali e i pomeriggi gioiosi alla fontana dell'acqua solfurea; era lì che tra un bicchiere d'acqua, un tarallo nostrano e un racconto di vita contadina aspettavamo che papà ci raggiungesse per portarci a casa.
Non abbiamo abitato per molto tempo a Telese, credo due o tre anni ma mi è rimasta una gioiosa sensazione di quei posti e di quella gente, della cura che mettevano per tutto dalle loro vigne, alle feste per la raccolta dell'uva. A casa di un tal zi'Ntonio, per esempio, la facevano pigiare con i piedi scalzi a noi bambini; in quantità bastante per la magica procedura segreta del vin-cotto.
La nostra casa a Benevento aveva l'altalena che scendeva dal soffitto del corridoio. In quella casa a misura di bambino, tutto era avvolto da un alone di magia, di quel tipo d’incanto che solo le mamme sanno preparare, era lì che dal lago di Telese (che noi bambine lasciammo a malincuore) il vento soffiava le storie che la mamma ci narrava la sera. Era lì che al primo rintocco mattutino della campana del Duomo, gli angeli, ci portavano una caramella in dono. Era sempre lì che la befana burlona nascondeva i doni. Forse per risparmiare sul carbone ma quando finalmente riuscivamo a trovarli, nascosti nello sgabuzzino di casa, era una grande festa.
Quella casa aveva un grande cortile, dove scorazzavamo con i tricicli che la befana della coltivatori diretti aveva portato ai figli dei dipendenti, quell’anno ritirammo anche un cavallo a dondolo per il mio primo fratellino.
E' strano ma non conservo memoria di mia madre con il pancione, il primo ricordo che riesco ad afferrare riguardo al mio primo fratello, è un grande campo di calcio, mio padre che disputava una partita(a quel tempo era un giocatore dell’Internapoli), io e la mia gemella, sedute sulla gradinata e mia madre che si occupava del mio fratellino, cullandolo nel passeggino. A quel ricordo è associato un grandissimo boato, una specie di grande rumore indefinibile insieme con uno strano tremore improvviso: Era il terremoto.
Quella casa aveva un grande cortile, dove scorazzavamo con i tricicli che la befana della coltivatori diretti aveva portato ai figli dei dipendenti, quell’anno ritirammo anche un cavallo a dondolo per il mio primo fratellino.
Tre soli anni ci distanziano. Quando arrivò al mondo fu l'apoteosi il suo pianto notturno aveva un certo non so bene cosa se di allerta, di imminente richiesta di soccorso, o piuttosto che di una impellente attestazione di esistenza in vita. Mia madre ha sempre sostenuto che fosse fame. La prima volta che tentai di prenderlo in braccio capitò che mia cugina stesse bene di voce e allertò con un urlo fragoroso tutto il vicinato e fu così che presi il mio primo scappellotto Non potevo tenerlo in braccio, non potevo dargli caramelle, non potevo mettere fiocchi, non potevo disegnarci sopra... Insomma sembrò all'epoca un pacchetto urlante inutile al gioco e oltremodo fastidioso all'udito. Poi in giorno cominciò a balbettare qualcosa e cominciò a sorridermi e a interagire in qualche modo.Fu proprio allora che cominciai ad amarlo e a comprendere che io per lui ci sarei sempre stata. E' strano ma non conservo memoria di mia madre con il pancione, il primo ricordo che riesco ad afferrare riguardo al mio primo fratello, è un grande campo di calcio, mio padre che disputava una partita(a quel tempo era un calciatore professionista tesserato), io e la mia gemella, sedute sulla gradinata e mia madre che si occupava del mio fratellino, cullandolo nel passeggino. A quel ricordo è associato un grandissimo boato, una specie di grande rumore indefinibile insieme con uno strano tremore improvviso: Era il terremoto Onde altissime sul lungomare di Napoli, le colonne di un porticato che sembrava si facessero gli inchini, mia sorella spaventata che urlava "ci prende, ci prende!", quando ha visto muoversi le colonne e subito dopo, sollevarsi il mare
II.
Il cavallo a dondolo di mio fratello
Vi ho detto prima, del regalo di Natale che ricevemmo per mio fratello, insieme ai nostri due rossi fiammanti tricicli super accessoriati.
Si proprio lui il cavallo a dondolo, che si fece prepotentemente spazio nel mondo fantastico del mio piccolo fratello, fino a sostituirsi alla compagnia di noi sorelle. Nel suo viaggiare fantastico in groppa al suo destriero,era tutto preso dal far scendere e salire le persone che immaginava di portare in groppa. Spesso era il nonno, per portarlo a comprare le gassose, oppure era la Rosetta che andava a consegnare il latte appena munto; non si fermava mai.
Era così tenero nel prendersene cura! Per la verità ero diventata così gelosa della dedizione di mio fratello verso quello stupido cavallo a dondolo che m’impegnavo proporre giochi in cui il maschietto era necessario. Mi adoperavo a trovare almeno un compromesso, così finiva che giocavamo alla famiglia, lui doveva fare il papà ed ero soddisfatta, anche se era un papà a cavallo.
Tutto l’inverno quell’anno, lo trascorremmo cercando di riprendere il posto che il cavallo a dondolo ci aveva sottratto.
A primavera quando le giornate si fecero appena calde da permetterci di stare fuori di casa senza cappotto e i giochi all’aperto occuparono gradualmente il posto di quelli possibili in casa, il piccolo si dimentico del suo destriero, lo nutriva di rado, lo spazzolava ancora meno ma soprattutto lo cavalcava solo dopo cena.
Quella primavera eravamo diventate più svelte nei giochi di gruppo, c’eravamo appena trasferiti dalla casa di città a quella di campagna. Quel mondo di campagna che mi ha reso forte e orgogliosa di me stessa e delle mie radici.
Era una specie di masseria, dove, però tutti avevano abitazioni indipendenti. Credo che lì sperimentai, inconsapevolmente, la vita della comunità descritta negli atti degli apostoli. Le povertà di ciascuno diventavano la ricchezza di tutti. Non erano tempi splendidi, eravamo ancora così troppo vicini al dopoguerra, quasi tutto era da ricostruire. C’era da parte di tutti quell’attenzione sollecita all’altro, eravamo tutti presi dal renderci vicendevolmente felici, che alla fine era palpabile anche per chi si univa dall’esterno quell’armonia d’intenti.
I ricordi volano incollati l'uno agli altri disordinati, come coriandoli si affacciano. I dettagli assumono l’importanza rispettabile del sacro; i lunghi capelli di zia Carmela quando si scioglieva la lunga treccia che attorcigliava a "tuppo", il candido telo teso sotto gli alberi per la raccolta dei gelsi, il gioco della conta dei fiori rossi sui melagrani, la lunga scala per la raccolta delle ciliegie, le dita nere tinte dal mallo raccolto per fare il liquore di nocino. Anche la bonifica dei campi dalle pietre. A proposito della raccolta delle pietre fu allora che coniammo il detto sarcastico del riposo del contadino “mentre t’arrepuos’ carreame doje prete”, mentre ti riposi, accantona qualche pietra.
Nelle giornate più calde dell’anno era in uso, per tutte le donne e i bambini della masseria, di portarsi verso la sorgente Brecelle che donava generosamente le sue acque limpide nei pressi del fiume Calore. In quel luogo, in aperta campagna, distanti venti minuti di cammino dalla masseria, mentre noi bambini avevamo già elevato quel fiume al rango di mare, immergendoci felici e ristorati dalla calura, nella zona calma e sicura di quel tratto di fiume, recintato da massi fluviali, le donne di casa levavano dalle ceste di vimini il bucato e iniziavano a strofinarlo su grosse pietre saponarie.
Il tempo era scandito dai loro canti di campagna e dall’infrangersi dell’acqua del fiume sul pietrame e sui massi della zona sicura. L’odore del sapone fatto in casa, si spandeva prepotente allo sciorinare del bucato e faceva diventare lattiginoso il corso che dalla sorgente dell’acqua procedeva diritto a guadagnare il fiume. Solo quando l'acqua diventava di nuovo trasparente, le massaie-lavandaie, smettevano di immergere il bucato nella fonte.
Il momento della stenditura del bucato, coincideva sempre con il richiamo a uscire dall’acqua anche per noi bambini, cosi che mentre i panni erano stesi al sole, noi dovevamo distenderci ad asciugarci sulle stuoie di sacco, dove erano stati sistemati i teli di cotone grezzo, gli stessi che servivano per la raccolta dei gelsi, delle prugne, delle susine e delle olive.
Quando il bucato era bell’asciutto e oramai il sole cominciava a scendere a un palmo dalla chioma della dormiente, era il tempo di rincasare. Sulla via del ritorno, erano molte le soste da fare, ciascuno di noi era provvisto un cappello di juta inamidato con lo zucchero, sembrava un cappello da spaventapasseri che strada facendo dovevamo riempire. Chi trova più bacche vince, era la sfida lanciata dalle massaie, ma non c’erano bacche da raccogliere con quel caldo, i nostri cappelli si riempivano però di fiori e quadrifogli che con orgoglio mostravamo al rientro.
Allora nessuno di noi bambini si avvedeva che i cappelli erano uno stratagemma per tenerci ancora impegnati nei campi per dare modo a gran parte delle donne di rincasare e sistemare la masseria prima del nostro rientro.
Era necessario che tutto fosse in ordine, perché i giorni di quelle nostre uscite dalla masseria, erano i quelli della monta delle vacche.
continua...
III
L’oro bianco
...
.:.
.:.
domenica 23 novembre 2014
Dunat', o' velano
Embè che v'aggia dìce, quanno m'attorno a casa d'a fatica
e a peccerella m'addimmand' cu lle braccell' aperte
e nu surrise ch'annasconn' o'sole, si l'aggiu purtato a bella cosa
m'attorneno e penzier'd'o ppassat'sott'a chella purtell' dellu squat'
S'affolan'int'a capa comme fossero lucelle che fanno abbicc'e stut'
comm'a n'arber'e natale, come a ccient'pecur assetate.
'Jo lle vulesse dicere a nennella, che a bella cosa a tena ggià
songh'o, è a mamma int'a cucina è u' frat' ca sta'a llà.
Ma comm'oppò capiì stà figliulella mia, chell'c'a me roseca int'ocor!
Faccio nu'suspir amaro, pò mett'man'a sacc'
e ll'allong a caramell' che a mmè nisciun'pat' ha dat maj'!
Etichette:
Benevento,
poesia,
poesia dialettale,
sfruttamento,
sociale,
Storia,
sud,
varie,
Velani,
vita
mercoledì 19 novembre 2014
lo spettacolo del 10 agosto
Il mago Marcello arrivato in paese
dà uno spettacolo al dieci del mese
è tutto ormai pronto per la gran festa
ma il sole di agosto gli picchia alla testa
la bacchetta agita come una spada
eppure il coniglio non trova la strada
non si accorge nemmeno il tapino
che non ha il cilindro e il mantellino
Il pubblico ride e fa schiamazzo
gli sfuggono di mano le carte del mazzo
inciampa confuso nello sgabello
così ridono tutti per quel macello
vacilla tra il pubblico senza posa
e dona a ogni donna una magica rosa
un palloncino ad ogni bambino
ed ad ogni nonno un bel sorrisino
poi nel trambusto perde la cintura
precipita al suolo a guardar la natura
è proprio la sera delle stelle cadenti
e distratto com'è si perde anche i denti.
dà uno spettacolo al dieci del mese
è tutto ormai pronto per la gran festa
ma il sole di agosto gli picchia alla testa
la bacchetta agita come una spada
eppure il coniglio non trova la strada
non si accorge nemmeno il tapino
che non ha il cilindro e il mantellino
Il pubblico ride e fa schiamazzo
gli sfuggono di mano le carte del mazzo
inciampa confuso nello sgabello
così ridono tutti per quel macello
vacilla tra il pubblico senza posa
e dona a ogni donna una magica rosa
un palloncino ad ogni bambino
ed ad ogni nonno un bel sorrisino
poi nel trambusto perde la cintura
precipita al suolo a guardar la natura
è proprio la sera delle stelle cadenti
e distratto com'è si perde anche i denti.
mercoledì 8 ottobre 2014
acrostico dell'11 settembre
Ultimi spiccioli d'estate
Negligenti risvegli ci regalano
Damaschi ricamati di sogni
Inanellati al dormiveglia
Cominciare sorseggiando la giornata
Incorniciata nei sorrisi degli spot alla tivvù
Serena mattinata per il mondo
Eccole, piene di vita, le gemelle
Tutto è polvere in un lampo
Tremano zio Sam e le certezze
Esanime l'aquila al mondo appare
Malgrado il cacciatore nega quel misfatto
Bandiere a lutto in tutto l'occidente
Ricordano le mele distrutte ancora acerbe.
Esala l'ultimo respiro in quest'undici la Pace.
-
Negligenti risvegli ci regalano
Damaschi ricamati di sogni
Inanellati al dormiveglia
Cominciare sorseggiando la giornata
Incorniciata nei sorrisi degli spot alla tivvù
Serena mattinata per il mondo
Eccole, piene di vita, le gemelle
Tutto è polvere in un lampo
Tremano zio Sam e le certezze
Esanime l'aquila al mondo appare
Malgrado il cacciatore nega quel misfatto
Bandiere a lutto in tutto l'occidente
Ricordano le mele distrutte ancora acerbe.
Esala l'ultimo respiro in quest'undici la Pace.
-
martedì 7 ottobre 2014
burqa' per anime
Fotogrammi
scattati con obiettivi
di aberrante precisione
mutano eventi
amplificano
realtà propagandate
stagliandosi
precise
nel profilo del morente
grondante di sangue
riflesso nelle midriasi
di fanciulli osannanti
tra folle incendiarie
di bandiere non proprie
mostrano
tragiche parodie
di sbandierate vittorie
celate in burqa' per anime
che non saranno
mai consolate.
domenica 21 settembre 2014
Chiara delle bambole (mondo alzheimer)
Chiara si specchia negli occhi di cera
della sua bambola vestita da sera
La bacia la tiene sul cuore abbracciata
come bene prezioso, così delicata
la ciba nutrice di incerte parole
la custodisce come in culla di viole.
Chiara ha ottant’anni compiuti da poco
con la sua bimba vive in quel gioco
si dondola piano, un discorso farfuglia
due note di canto per quella sua figlia
partorita in quel mondo senza contezza
dove pure vacilla ogni mia certezza.
venerdì 19 settembre 2014
orme (dedicata ai malati di Alzheimer)
Sulle ali del tempo
si lascia navigare
il mio pensiero
si lascia navigare
il mio pensiero
Voce di risacca
che nell'andar si pregna
e nel lento stillicidio
del ritorno, adagia
istantanee di vita
fissate nel mio cuore.
- Di sabbia si veste
il mondo mio
Tradendo il vetro
che mi fece nascere
clessidra -
il mondo mio
Tradendo il vetro
che mi fece nascere
clessidra -
Precipitano in grani
ogni minuto d'anima
ogni minuto d'anima
e l'eco s'allontana
d'ogni attimo prezioso.
- Conosci, forse l'ora
in cui il cielo
chiuderà il passo al sole
e afferrandolo alla gola
oserà spegnere
in un sussurro greve
la battaglia, che volge
le spalle alla speranza? -
in cui il cielo
chiuderà il passo al sole
e afferrandolo alla gola
oserà spegnere
in un sussurro greve
la battaglia, che volge
le spalle alla speranza? -
Due orme
sono troppe mio Dio!
sono troppe mio Dio!
Lo sono anche per me,
che tra le sue braccia
attraverso quest' inverno.
dedicata al mondo Alzheimer
mercoledì 5 marzo 2014
SE....
Se
si potesse
permutare il tempo
fermarlo, su fotogrammi nitidi
in questo volgere del vespro della vita
per ricondurlo in quell'aurora, che spedita
oltrepassò le tenebre e allungò le dita tenere
nelle luci di giornate limpide, su panorami unici
dove le fate, ricamano cerchi magici di colori arcobaleno
Si illuminerebbe il mio sorriso, per quel poter godere ancora delle estasi gioiose.
I n s e n s i b i l e
estate ORA arrivi
afona e sotto tono.
estate ORA arrivi
afona e sotto tono.
.
Iscriviti a:
Post (Atom)




